Luzzogno: alcuni spunti di riflessione

Questo breve articolo è tratto da un saggio che abbiamo scritto a 4 mani con Samuel Piana e che ci è valso, qualche anno fa, il primo premio della sezione saggistica del premio Il Piemonte contadino è, promosso dall'associazione Arvangia.

Si tratta di una riduzione pubblicata nel mio volume sui falò solstiziali ossolani. La bibliografia la trovate in calce all'articolo. Questa parte riguarda solo l'aspetto del falò, nei prossimi giorni pubblicherà anche le parti riguardanti la presenza di culti di luce.

 

 

I falò della Madonna della Colletta

Ogni tre anni a Luzzogno, paesino della val Strona, vicino ad Omegna, si svolge, al’8 settembre, l’importantissima festa della Madonna della Colletta, un rito di luce di primaria importanza (famosissima la galleria di tela da casa illuminata da lampade). 

Analizzando l’evento folklorico emerge un aspetto particolarmente interessante: si tratta di una festa che presenta una struttura di chiara matrice contadina, con riferimenti soprattutto ai culti vegetali riferiti al contesto agricolo, legata a doppio filo alla presenza ed all’assenza di luce, quando avvengono la maggior parte di leggende malevole. La festa ha quindi la funzione di esorcizzare queste presenze malevole, è un rito che si compie ogni tre anni per assicurare la luce a tutto Luzzogno, uno dei pochi paesi della valle Strona che, durante il lungo inverno, riesce a vedere sempre il sole, che non viene mai nascosto dietro le montagne limitrofe.  Il fatto che si tratti di un a festa di origini contadine è dimostrato soprattutto dai culti dei santi venerati nel paese. Marta è una santa primaverile il cui culto è legato sia alla rinascita naturale (aspersorio e secchiello) che alla sconfitta del male (la tarasca); san Giuseppe, con il suo bastone fiorito è legato ad un culto di rinascita vegetale, così come san Rocco, figura importantissima come protettore della pestilenza. Anche la presenza degli archi di trionfo rimanda ad elementi vegetali, tipici del mondo contadino. 

In un simile contesto non mancano anche ritualità legate al fuoco, con l’accensione di numerosi falò: la festa della Madonna della Colletta diventa anche un vero e proprio rito di passaggio, così come analizzato per Premosello e Colloro. Sia i bambini che i “ragazzi della leva”, infatti, durante la ritualità assumono un ruolo di particolare importanza, che può facilmente essere letto alla luce dei riti di passaggio.

In particolar modo le teorie del rito di passaggio si inseriscono pienamente nell’ambito della festa di luce. Non è la prima volta, infatti, che nella provincia del Vco, ci si trova di fronte a riti iniziatici che hanno come protagonista il fuoco. 

Un tempo gli alpigiani di Luzzogno che si trovavano nelle baite durante il periodo della festa triennale, per sentirsi partecipi al momento dell'uscita della Madonna dal Santuario, accendevano i falò. In questo modo sembrava che gli alpigiani di Curcius, Turigia, Campalér, Curblon, Còll, Casalèr, Cugél, Loccia, Vègia, Rundéi, Bulei, Culàcia, Capéla ad'i Alpini gareggiassero fra loro per realizzare il falò più bello e spettacolare. 

Già l’essenza del falò richiama subito ad un rito di luce e di vittoria nei confronti delle tenebre.

La struttura del falò è formata da una impalcatura in legno, carica il più possibile di legna e materiale da ardere, con una pianta portante molto alta al centro che mantiene nella giusta direzione le enormi fiammate. I due più importanti sono il falò dei ragazzi lungo il riale presso il ponte che conduce alla Colletta e il falò dei coscritti, i ragazzi di età compresa tra i 19 ed i 21 anni; quest'ultimo è posto sulla cresta dell'alpe Loccia in un punto ben visibile dal paese ed è il più luminoso, quindi deve avere la pianta portante più alta di tutti gli altri.

Proprio su questi due falò vorrei soffermare l’analisi ritualistica e fare alcune considerazioni a carattere “sessuale”.

Il primo falò, denominato dei matai, ovvero dei bambini, è costruito in un luogo facilmente accessibile, con materiale di recupero che gli stessi ragazzi, con l’aiuto dei genitori e degli altri adulti, riescono a raccogliere. La composizione sessuale del gruppo che si occupa della preparazione di questo falò è interessante: si tratta dei ragazzi, maschi e femmine delle elementari, gli stessi che preparano i già citati secchiellini, di una fascia di età compresa tra i 6 ed i 12 anni (quindi pre-adolescenti). È interessante notare che il gruppo è composto da ambedue i sessi: la differenziazione sessuale ed il conseguente “obbligo” di ricoprire determinati ruoli, inizia a manifestarsi nel periodo adolescenziale. Prima di tale periodo i bambini sono considerati una sorta di essere asessuato, che sfugge alle regole sociali ed all’assunzione delle categorie di ruolo che contraddistinguono la società. Se vogliamo interpretare questo falò alla luce dei riti di passaggio possiamo affermare che si tratta di una ritualità che permette al ragazzo di entrare nel tessuto sociale festivo, una sorta di anticipazione verso i compiti che, nel giro di qualche tempo, questi individui verranno chiamati a compiere.

Dal punto di vista ritualistico è molto più interessante il falò della Loccia, ovvero quello dei coscritti. Innanzitutto perché è costruito solo ed esclusivamente da maschi, con una fascia d’età che varia dai 18 ai 21 anni (il periodo in cui si doveva prestare il servizio militare). L’aspetto iniziatico è particolarmente evidente per diversi motivi. Innanzitutto la location della performance. A differenza del falò dei matai il luogo in cui viene accesso è difficile da raggiungere; inoltre la preparazione è affidata completamente al gruppo di giovani, che devono occuparsi del reperimento del materiale, della realizzazione della pira e della sua accensione. Ecco quindi emergere l’aspetto di “prova”, di “dolore” e di iniziazione “turneriana” correlato al rito. Tra i tanti falò accesi, però, quello della Loccia, è certamente il più suggestivo: le fiamme, complice anche l’illusione prospettica, si stagliano alte nel cielo per diversi metri, sovrastando per magnificenza tutti gli altri fuochi accesi al passaggio della Madonna.

Questo perché il falò deve diventare eponimo e simbolo della mascolinità raggiunta, deve essere una sorta di biglietto da visita con cui questi giovani uomini si presentano, in occasione del momento di ri- aggregazione, in cui cioè Luzzogno ri-accoglie anche i suoi migranti e ri-costruisce il suo tessuto sociale, nella comunità. 

 

 

 

 

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