Turismo delle radici

Intervento turismo delle radici - 6 settembre 2025 ore 10 - Viganella

 

Il turismo sembra ormai essere diventato, economicamente, la panacea di tutti i mali. Anzi, possiamo quasi dire che stiamo assistendo ad una terza “rivoluzione economica” italiana. Da paese agricolo, nel Novecento e soprattutto nel secondo dopoguerra il nostro Paese ha preso la svolta industriale, diventando uno dei più industrializzati del mondo, nel prestigioso circolo del G7. Una metamorfosi che però ha lasciato il segno, con il cosiddetto “ventennio nero delle tradizioni” dove, in nome di un supposto progresso economico - industriale si sono letteralmente mandate al macero tradizioni secolari, abbandonando dialetti e feste popolari. Lo diceva benissimo Giorgio Gaber: «vieni in città! Che sta i fare in campagna? Se tu vuoi farti una vita, devi venire in città». E questo ha portato, come sostiene il mio maestro, prof Piercarlo Grimaldi, alla crisi dell’uomo postmoderno, di cui ancora oggi portiamo evidenti i segni con la mitizzazione del mondo tradizionale ed il ricorso, costante, a questo topos sfruttato anche in termini di marketing.

Poi, negli anni ’90 del Novecento, un altro grande momento di crisi, molto evidente nel nostro territorio: le fabbriche hanno iniziato a chiudere. L’abbattimento della Sisma o delle torri del carburo di Villadossola non sono nient’altro che l’evento visibile di questa seconda metamorfosi strutturale del sistema economico.

La crisi dell’industria, che aveva modellato anche fisicamente le città con la formazione, a Domodossola, di quartieri etnici ed operai come la Cappuccina di padre Michelangelo, aveva lasciato il segno in Ossola e nel Vco, e, con il crollo simbolico e fisico, bisognava “re-inventarsi” un nuovo modo di sopravvivenza. Ed ecco quindi diffondersi il turismo, che in realtà già da inizio Novecento era ben sviluppato in val Vigezzo con il fenomeno della “villeggiatura”. 

Si sfruttano le bellezze naturali, artistiche - e nell’ultimo periodo enogastronomiche - per attrarre visitatori. 

La Sagra della patata, conclusasi proprio pochi giorni fa, o le altre Sagre Ossola dell’omonimo coordinamento, sono un ottimo esempio di questo tipo di turismo “mordi e fuggi”, che coinvolge, in attività di volontariato, tutto un paese, plasmando addirittura la propria identità comunitaria in un paese dove prevaleva e prevale ancora l’identità frazionale rispetto a quella comunitaria.

L’ultima evoluzione turistica è molto interessante ed è l’evoluzione “globalizzata” di quello che iniziò ad accadere negli anni ’60 e ’70, quando i migranti interni “tornavano al pese” per la festa del santo patrono e portavano la statua in processione sul tetto della macchina e non più a mano. 

Sto parlando, naturalmente, del cosiddetto “turismo delle radici”, una forma di turismo molto interessante e di “ri-appaesamento”, di ricostruzione di una identità.

Diciamoci la verità: chi non ha avuto in famiglia uno “zio d’America”, che attraversò l’oceano per cercar fortuna, andando indietro anche solo di 3-4-5 generazioni? 

La migrazione, tra fine Ottocento ed inizio Novecento, fu molto importante per l’Italia ed oggi, dove si è assistito ad un vero e proprio crollo delle certezze (con il muro di Berlino e le torri gemelle) e ad una crisi economico-sociale (del 2008), dove i flussi della globalizzazione (l’ethnoscape di Appaduraj) la fanno da padrone, il flusso di turismo delle radici è molto importante ed ha una sua importanza anche economica, come vedremo tra poco.

Innanzitutto perché si tratta di un turismo - a rigor di logica - più “veritiero”, anche se quello che viene proposto a questo tipo di turisti non è esente dalle stereotipizzazioni tipiche della volontà di assecondare i loro desiderata. 

Il turista delle radici cerca le proprie origini, o meglio cerca l’archetipo delle proprie origini. Avete visto quella bella e storica pubblicità della Barilla, dove il bambino costretto a seguire la famiglia al Nord, nasconde la propria macchinina e, dopo una ventina di anni, torna al paesello, alla propria casa e la ritrova? Ecco, il turista delle radici cerca proprio questo: la propria macchinina nascosta, un po’ impolverata ma rispondente al proprio archetipo di ricordo. E siti come My Heritage sono un esempio di come la ricerca delle proprie radici, tramite un database condiviso a livello mondiale, sia diventata una attività redditizia.  

Ma vediamo un po’ di dati della zona Verbania - Novara e Valsesia, forniti proprio da Italea Piemonte. In poco più di un anno, da aprile 2024 a giugno 2025, parliamo di circa 800 partecipanti alle varie iniziative, un numero non proprio insignificante. Anche se spesso viene il fenomeno viene banalizzato ad iniziare proprio da noi giornalisti, che lo riducono ad un semplice “ritorno al paese”.  

A Omegna, ad esempio, una ventina di persone hanno partecipato, ad aprile, ad una visita guidata a tema emigrazione, mentre una nota famiglia di influencer provenienti dall’Argentina ha visitato il Piemonte, portando un indotto di circa 300 persone. A Civiasco c’è stato un evento, siamo a agosto dell’anno scorso, con un centinaio di persone per parlare del rapporto tra il paese valsesiano e la Rambla di Barcellona, dove gli imprenditori italiani fondarono Il “Falcone”, il “Quattro Nazioni”il “Peninsular” e l’”Oriente”. Quattro grandi alberghi sulla Rambla.

La riscoperta di storia di migrazione è stata fondamentale anche negli eventi culturali. Parlo, ad esempio, dell’importante mostra Il genio degli ossolani nel mondo, della fondazione Ruminelli, con tanto di libro appena uscito, o della mostra dedicata ai Fradelizio di Trontano e della loro migrazione di successo a Parigi.

A questo si aggiungono le storie raccolte a Montecrestese, o la mostra di Carlo Bossone in occasione del suo anniversario, per non parlare del TedX di Verbania. Ad Albogno è stata inaugurata la casa museo Mattei, dedicata al mondo del tabacco, mentre Santa Maria Maggiore ospita il raduno degli spazzacamini, dove viene perpetrato lo stereotipo pietistico del piccolo spazzacamino costretto a lavorare in situazioni difficili e pericolose. Uno stereotipo moderno figlio del benessere economico degli anni ’60, dove il miglioramento delle condizioni di lavoro e l’infantilizzazione dei bambini hanno radicalmente trasformato la figura tradizionale dello spazzacamino, in origine un uomo che attentava alla virtù delle brave fanciulle, come ci ricorda Nanni Svampa. 

Tra gli altri eventi la presentazione del volume Centro opere Cappuccina, con tanto di approfondimento sulla comunità italiana di migranti stagionali in Svizzera, o la visita di un gruppo di Olandesi a Druogno presso i museo UniversiCà. Una ventina di olandesi sono infatti venuti a visitare il museo in un giorno di apertura straordinaria. E sono capitati lì quasi per caso, grazie all’intervento del Comune di Druogno. E la casualità della loro visita è il sintomo evidente di un problema di fondo: il turismo delle radici non è pubblicizzato a sufficienza, come se non fosse abbastanza attrattivo ed economicamente sostenibile. Non ne troviamo traccia nel materiale promozionale della nostra provincia, che preferisce puntare, come detto, sulla villeggiatura ed il turismo delle seconde case. 

Come esposto molto brevemente il turismo delle radici è un vero e proprio tesoro sotto vari aspetti. Perché come visto, si è mosso su più fronti. Da un lato infatti c’è l’accoglienza delle persone, che “agisce” nel settore alberghiero, museale, della ristorazione, dei trasporti…

Ma il turismo delle radici influisce anche sulla comunità ospitante, che vuole approfondire il proprio rapporto con i migranti e la propria storia. Ma mostra sui Fradelizio o sugli Ossolani ne sono un valido esempio: i turisti delle radici forniscono l’occasione per approfondire le radici comunitarie e studiare protagonisti che la storia ha relegato in secondo piano. E creare orgoglio e appartenenza comunitaria.

Infine ci sono i grandi eventi, come il raduno degli spazzacamini, che coinvolgono comunità da tutto il mondo, in una vera e propria festa, dove si produce e si perpetua uno stereotipo che tanto piace e tanto fa comodo nella diffusione del turismo delle radici. Il turista delle radici, nel raduno dello spazzacamino, viene a cercare conferma di quella tradizione granitica e immutabile (stereotipata naturalmente!) di cui si sente discendente. Perché, come dico sempre, c’è una lunga catena che ci unisce alla nostra Eva primordiale, un lunghissimo collegamento senza soluzione di continuità che parte da Lucy ed arriva direttamente a noi, che viviamo in questo mondo tecnologico e dalle distanze ridotte. Quel collegamento che ci porta a dire “io sono mio padre” e che ci fa approfondire, in questo caso anche nel campo turistico, le nostre radici.